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"Il moto è tutto, il fine nulla" - Bernstein __________________________________ "Any problem hides an opportunity that desires to be exploited. It is all about lookin at it from the right perspective" - me ______________________________
Abbasso i paraculi... pensando al futuro PD __________________________________
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"bisogna avere la forza di sedersi vicino al fiume e guardare l'acqua che passa, senza temere che quella scappata via sia irrecuperabile perché non è così. Il fiume scenderà ancora, all'infinito: ci pensano le nuvole a fare la strada al contrario e a riportarti l'acqua, ma tu intanto sei maturato" -mio padre -chiacchierata serale su messenger- __________________________________
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"..in this new world a nation cannot be first in prosperity if you are second in education";
"the new twenty first century individualism – while also – and this is the new twenty first century citizenship – showing how a supportive community can empower and enable so that people can realise their potential as individuals and make a contribution to community life";
"I learned from my parents not just to do my best and to work hard but to treat everyone equally, to respect others, to tell the truth, to take responsibility. I learned from my mother and father that for every opportunity there was an obligation, for every demand a duty, for every chance given, a contribution to be made";
"And what do we want to be remembered for? Yes that as individuals we eased someone’s loneliness, lifted someone’s spirits, we helped someone in trouble but even more, that as citizens of a community working together, we helped not just some but helped millions. That we demonstrated by our actions that we understood the pain and hopes of others. That in our day and in our generation we built a society of people who believing in something bigger than themselves created a Britain where by the strong helping the weak we are all stronger" ______________________________
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7 dicembre 2011
elite
5/5/2011 ... trovo per caso una mail inviata e la pubblico alla luce del momento che stiamo vivendo e della speranza che qualcosa di simile possa a breve avverarsi.
I riferimenti culturali, o meglio le figure di riferimento di un popolo non possono essere i giocatori di calcio. Un Gattuso, per esempio, che grida "Leonardo uomo di merda". Non possono essere i reality di MTV o le soap-opera. Gattuso è un troglodita simpatico ma pur sempre resta e rimarrà un troglodita.
E' per questo che deve riaffermarsi un'elite alla guida di questo paese che sia consapevole però del ruolo sociale e storico che è chiamata a ricoprire. L'elite è, e dev'essere riferimento per la società. Guida. Immagine a cui tendere. Stimolo all'azione dell'ambizione per i migliori e elemento riconosciuto dalle masse. Deve quindi anche essere immagine di rettitudine, profilo e pertanto appartenervi porta con se responsabilità. Il venir meno a tali responsabilità deve avere un costo, un peso a cui rispondere. Sia esso legale, patrimoniale o di immagine.
Lo stato attuale ci porta invece a vedere le potenziali elite, le classi dirigenti, come riferimento nullo. Esse sono concepite come caste. Circoli di potere dove i fortunati, e non i meritevoli o i responsabili, siedono per dono divino e dove fanno i propri affari. Ciò non è ammissibile.
La creazione dell'elite - tanto osteggiata dalla Chiesa che della distruzione di una classe dirigente di profilo, basata sulla ragione e la forza della propria consapevolezza ha fatto il proprio strumento di potere - deve passare per l'affermazione anche di un'etica universale. Che travalichi il senso religioso, il senso del singolo e si erga a legge sociale istituzionale riconosciuta e protratta dalla società e dalla sue istituzioni.
E' per questo che si deve partire, a mio avviso, nell'affermare questi principi dalle istituzioni centrali nell'educazione ovvero dalle università che debbono essere in grado di diventare, attraverso circoli ed iniziative pubblico-private centri di catalizzazione dei giovani meritevoli. Luoghi in cui chi detiene passioni, valori etici, credo, ambizioni possa trovarsi con i propri simili e crescere nel riconoscimento reciproco delle proprie pulsioni ed espandere se stesso nello sviluppo umano e nella crescita personale.
| inviato da progressive il 7/12/2011 alle 12:34 | |
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18 marzo 2011
Sconforto Italia
Nel giorno dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia, quando metà degli italiani si scopre nazionalista, di quel nazionalismo che mi ricorda molto la festa della vittoria dei mondiali, si materializza una nuova dimostrazione dello stato di catatonia in cui viviamo.
Mente i più festeggiano, pochi si accorgono che siamo a festeggiare un paese a rischio estinzione. Non più di otto ore fa l’ONU ha dichiarato la no-fly zone sui cieli libici. Chiaro e semplice messaggio di guerra ad un uomo, Gheddafi, di cui bisognava esser amici ma sulle cui posizioni non valeva proprio la pena appiattirsi. Anche un bimbo poteva accorgersi, infatti, che nonostante il servilismo mostrato da Berlusconi verso Washington, una questione infastidiva gli USA e i governi occidentali oltre ogni ragionevole limite, ovvero il legame italiano con Gheddafi e Putin (Southstream).
La diplomazia del cucù sta ora dando i suoi frutti. L’occasione dei regime change in Nord Africa offre giustamente all’occidente l’opportunità di liberarsi di un tiranno che di disastri e pazzie ne ha combinati in eccesso nel corso degli ultimi 40 anni e la cui presenza doveva essere accettata sino a quando garantiva, o non danneggiava, un certo equilibrio nella regione. All’Italia il messaggio era stato inviato. Ma la perspicacia del nostro governo ci ha portati a difendere Gheddafi, o quantomeno a mantenerci neutrali sino all’ultimo. Ora pagheremo la politica dello statista del cucù. Come domani pagheremo l’appiattimento su Putin, non appena Putin sarà superato da Medvedev o qualsiasi altro compagno. E l’ENI, uno degli ultimi baluardi nazionali, focale nell’approvvigionamento energetico e nel custodire un minimo di ruolo internazionale dell'Italia (in un mondo in cui la politica ha dovuto, gioco forza, sottostare e dare il passo al business) vede il rischio di seri contraccolpi.
In Italia tuttavia si festeggia, senza capire e riflettere, decisi ad aspettare un futuro di cui non si sembra coglie la gravità. Tranquilli assistiamo, infatti, all’evoluzione di un paese prossimo al collasso salariale, che non riesce ad esprimere un settore d’eccellenza internazionale, ancora convinto che il “genio” ed il colpo di coda lo salveranno mentre non costruisce un’infrastruttura da anni, non investe in maniera programmata nello sviluppo sistemico di alcun settore che possa dare futuro, compresi giovani ed università. Il tutto in un mondo ormai globale e competitivo.
Auguri Italia, il risveglio sarà doloroso.
| inviato da progressive il 18/3/2011 alle 10:47 | |
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24 ottobre 2010
Le Colpe di Berlusconi
26 gennaio 2010
Le colpe di Berlusconi
Passeggiavo l'altro giorno per Trento, città curata. Ordinata. Pulita. Nel complesso poco italica. Seduto al bar un pensiero è scaturito dall'ordine e dalla grazia che mi circondava. Ovvero l'idea che l'Italia sia, dopotutto, un paese serio. Nel complesso interessante. Per certi aspetti migliore di molti altri.
Osservavo in modo distante e distaccato, quasi infastidito il mondo attorno a me. Quando i miei occhi sisono posati su di un tavolo di eleganti signori brizzolati. Discutevano di politica internazionale immersi nella grazia dei loro movimenti, delle loro camice inamidate, aperte sul collo. Attorno a loro, un gruppetto di bimbi down si divincolavano, accompagnati e accarezzati da alcune signore, sulla sessantina, meno raffinate. Più grosse e grossolane. Gli occhietti dei bambini giravano per la stanza. Curiosi. Un senso di armonia ed ordine collegava le diverse facce e le diverse persone.
Come un fulmine mi è venuto in mente il discorso ascoltato dopo pranzo, addormentato sul divano. Bertolaso criticava la pateticità della gestione degli aiuti ad Haiti. Discorso lucido ed apprezzabile, di sostanza e consistenza. Discorso, dopo molto tempo, di critica pratica – la critica è stata abolita nel XXI secolo italico. Tipica di chi sa e dice ciò che pensa. E come un flusso mi sono ricordato della sera prima quandoattento seguivo, esterrefatto più che sorpreso, una piacevole chiacchierata organizzata da Marzullo. Presenti Calabrò ed alcuni politici di secondo piano mediatico. Ma competenti. Mi sono reso conto dell'esistenza di un'Italia seria. Di professionisti moderni. Preparati. Raffinati. Che riportavano una visione del mondo oltre le piccolezze in cui siamo gettati dagli organi di informazione. Mi ha colpito, dopo molto, la profondità e consistenza dei ragionamento che oggi non trovo se non nei giornali anglosassoni e nel pensiero anglosassone. Ormai l'unico che mi è dato modo di ascoltare.
Tuttavia e soprattutto è apparsa chiara nella mia mente l'immagine delle peggiori colpe di Berlusconi. Ovvero l'aver portato alla ribalta il sottoproletariato degli agenti commerciali, del paese ignorante e gretto. Quello che ha come riferimento unico il denaro, le donne, le prostitute ed i locali. Quel paese che fa del qualunquismo, del discorso da bar, il proprio discorso. Concetto che io sintetizzo sempre nella frase dicoloro i quali, d'innanzi al divorzio della moglie di Berlusconi affermano: “sene stesse zitta, che faceva la mignotta anche lei. Ha mangiato una vita dal piatto del marito, che ora taccia”.
Ecco, la colpa di Berlusconi è questa. Questa è la vera eredità che ci lascerà e che sarà difficilissima da estirpare. L'aver portato alla ribalta un modello vuoto, terzomondista. Postmoderno. Di quella postmodernità, figlia della disillusione totale, che anima il nostro paese. Paese troppo avanti per illudersi ancora. E forse troppo in dietro per rendersi conto che la via del futuro è l'illusione consapevole, ovvero l'idea che alcuni modelli vincenti, di serietà, contenimento e grazia, anche perbenista, sono gli unici elementi che possono far muovere e crescere un paese. Perchè il modello degli agenti milanesi di Berlusconi sarà la forza che affosserà il nostro paese, perchè nessun paese è mai avanzato senza un'elite, un gruppo dirigenziale che desse una direzione, un ordine anche formale ed una guida al paese. Guida pratica ma anche di riferimento a cui il popolo potesse ispirarsi... E l'Italia, anche se questa classe non l'ha mai avuta molto distinta e chiara come in altri paesi, almeno salvaguardava una serie di valori. Valori cattolici. Perbenisti. Di un minimo di pudore che sono andati sciamando.
Alessio
| inviato da progressive il 24/10/2010 alle 15:28 | |
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20 settembre 2010
Flashback
Rileggevo, pensavo, gustavo
http://www.progressive.ilcannocchiale.it/?r=71743
| inviato da progressive il 20/9/2010 alle 23:4 | |
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16 febbraio 2009
Going international: A letter to a friend. Some thoughts about the current crisis
.... I am wasting my time with these Schiff's theories. This guy is cool. I partially back his analyses and I love his epistemological approach.
I believe that things need to chance in the US. I landed in San Diego in August 2000. I spent a year around your place, studying and living with average American kids and average American families. One day, I called my mom back home and I said: "this all thing looks like a bomb ready to blow". I was shocked by the consumistic syndrome. Everybody was spending more money that they had. My host family was struggling to get to the end of the month while spending 5000 dollars in Christmas gifts. They needed to spend. I could not believe it and I am now figuring out that it was actually unsustainable and therefore unbelievable.
I am quite worry about the future. I believe that this bailout looks like an authentic mess. As far as I remember, the bailout has 150 billions in investments and 700 in families' & consumption support. I think this is quite incredible. Americans need to invest money, not to consume it. You guys need to rebuild the fundamentals of your economy. You should support investments in businesses, decrease taxes on business, help good entrepreneurs to strengthen their businesses, making the economic fundamentals strong again while creating new jobs. You need to invest in the real stuffs! Socially speaking, it is necessary to invest in people's talents through education and not let people dying in the streets. However, I do not believe that we need to pursuit a full recovery at current constant conditions. It lowers the pain but does not solve the problem. We do not need more of the same. Schiff is right. Recession plus investments and a shift to real economy (producing goods and technology) is the real exit to this crisis. It will take time, efforts and courage which are lacking. The mainstream looks agianst this kind of approach.
The economic mainstream made a U turn a couple of months ago and nobody said anything. None came out with different and consistent ideas that reflect a clear and thoughtful vision about the future. The same mainstream that brought us here, is leading us to some unknown end. We need, instead, a real U turn in the real economy. However, there is a big problem about America. You guys are great (shortrun) problem solvers but you re not trained to theoretical and long run thinking. Europeans do not act boldly and fast because we think too much. We discuss a lot. We speculate and we do not deliver. However, speculating is important in some specific cirucumstances such as the one we are in now. We need to look forward to the next 5 to 10 years while making decisions.
Concluding, I am so passionate about this issue for two reasons. First, I like American mentality and the structure of its society. Second of all, I love the Western values for which Europe and the US stand. In order to preserve these two essential elements, we need a strong America backed by a strong economy. We need America -as well as Europe- capable of counterbalancing the increasing power of China. However, the future, our future as nations, wont be all about money. It is gonna be - as it always has been- about power, political power, which allows us to preserve and invigorate our values, visions and beliefs. Western countries need to preserve and enhance that political power by rebuilding strong and solid economies and, as a consequence, their standing in the world. No country can't do this by selling financial products abroad and cashing some equity back. It can do it when it owns the productivity assets, got the money and leads the way...
I hope I did not bother you too much with this nerdy thoughts...
| inviato da progressive il 16/2/2009 alle 23:29 | |
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28 gennaio 2009
Ice sheets in the Antarctic
| inviato da progressive il 28/1/2009 alle 18:36 | |
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23 gennaio 2009
Once upon the time: Ricordi-Brazil... "Un giorno come loro..."
Mi sono spinto sin la dove, non dico Dio, ma nemmeno la TIM (Brasile) é mai giunta.
Un posto dimenticato da tutti o forse mai scoperto.
Insomma, in questi luoghi non si può dire che la gente se la passi
proprio bene ma non mi sento nemmeno di affermare che la povertà,
quella che mi é capitato di vedere e conoscere in Bahia (lo Stato in
assoluto piú scassato del Brasile che sino ad ora ho visitato) dilaghi.
Forse é meglio dire, per chiarezza ed onor del vero, che per alcuni
(ampi) tratti (in termini di estensione geografica) la società
capitalistica e la sua organizzazione non siano mai giunte fin quassú
(in là, per voi, si veda comunque la cartina), dove la gente vive in
case dislocate lungo una strada che chiamarla tale é un complimento,
interrate ed insabbiate, perse nella loro dimensione, nei loro ritmi
che ricordano i racconti di secoli passati. Case in cui la natura, con
l’aiuto dell’uomo, cerca di donare vita crescendo nella sabbia e nella
terra dura che ricorda i racconti di Carlo Levi in Cristo si é fermato
ad Eboli.
Cercare di mettere assieme i cocci di questo viaggio, durato 12 ore che
sono parse una vita, da Jericoacoara (Pará) a Tutoia (Maranhao)
passando per lo stato del Piaui, non é certo un’opera semplice.
Forse faccio meglio a riscrivere alcuni pensieri ed appunti presi
durante le lunghe ore del mio tragitto, iniziato nel cassone di una
Toyota alle sei di mattina lungo il litorale verso nord, passando per
balze, ponti sconnessi, dune di sabbia e paesi spettrali e conclusosi
alle 8 di sera in un autobus di linea che correva verso “casa”,
incontro al buio della notte, carico di indigeni vestiti a festa,
fermando ogni metro e sfrecciando poi ogni qualvolta nessuna sosta ne
interrompeva la corsa.
Jericoacoara (Ceará) – Camoncim (Ceará)
Tra queste strade sterrate che arrivano sino al cuore nascosto della città si spinge la jeep guidata dall’amico di Carlinho.
Serie di case si affacciano su strade di sabbia, dai colori vari, quasi
bahiani. Una serie infinita di visini sbucano dalle finestre rendendo
il paesaggio delicato. Sembra quasi che le case siano animate. La vita
qui cresce, senza troppe speranze e pretese ma cresce. I bambini sono
ovunque, che saltano, si muovono.
Nell’immagine che si proietta davanti a me c’é dignità e bellezza. Ci
sono le case, ci sono i figli piccolini con le nonne anziane, il che mi
fa pensare che i genitori siano al lavoro. Ricordi dei racconti dei
nonni. Mi viene da sorridere.
Camoncim (Ceará) – Parnaíba (Piauí)
Letti di vita trasformati in letti di morte dal sole tropicale
esprimono perfettamente l’inospitabilità di questi luoghi allo sviluppo
della vita umana.
Strade rette che tagliano nel mezzo una foresta bassa di arbusti
rinsecchiti e piccoli cespugli. La terra é secca, tende alla sabbia, a
tratti lascia spazio alla sabbia stessa e alle dune rade.
Tutto attende, sull’orlo del baratro, l’arrivo imminente delle stagioni delle piogge.
Mentre il pullman prosegue, le vecchiette dalla voce squillante
continuano il loro discorso. C’é un tono di benessere e di leggerezza
nella loro voce, si legge la pace e la tranquillità di chi é vissuto
sempre lontano dal nostro mondo, nel proprio micromomento che é un
globo stesso, in questa parte di Brasile che assomiglia tanto
all’Africa.
Vicino a me una ragazza morena, seria, dolce e carina che torna al suo
paese per il weekend per salutare il fidanzato. Mi racconta della sua
esperienza, del suo paese, del suo stato (Piauí). A volte si ferma, per
alcuni lunghi momenti, e fissa dal finestrino il paesaggio che scorre.
Si perde nei suoi pensieri che probabilmente l’accarezzano e
sventagliano come l’aria infuocata che entra dai finestrini aperti
sventaglia il mio ciuffo, lasciandomi intontito, sospeso, un po’
estraneo, fuori da me, immerso nel silenzio che avvolge le voci delle
vecchiette.
Due vecchi vicino a me tacciono, sono saliti da poco. La donna, minuta,
dalla pelle bruciata dal sole ed il foulard azzurro in testa riposa
mentre il marito l’abbraccia, quasi a difenderla, fumandosi lentamente
una sigaretta che calza perfettamente quelle mani nere, ruvide e magre.
Si vede che, dopo tutto, ancora, in quest’ambiente non si trovano a
loro agio.
Mi colpisce comunque la donna. I colori che porta le stanno
divinamente: azzurro il foulard, verde acceso la camicetta. Sembra una
ragazzina. Le sue unghie tinte ma rotte non lasciano dubbi sulla vita e
le origini.
Ora giunge il deserto. Le foreste lasciano spazio, per l’ennesima
volta, alla sabbia. La strada é diventata tortuosa e dissestata. Il
pulmino sbanda, accelera e si ferma scosso dal vento e dalle buche che
incontra, ma tutti sembrano essere abituati a questo viaggiare.
C’é pace e tranquillità in tutto questo. Si tratta di una tranquillità
strana, di quella stranezza che si vede da queste parti quando incontri
qualche vacca che pascola nel deserto o qualche barca arenata nella
sabbia, lontana dal mare.
Fisso la ragazza vicino a me e penso che le donne del nord sono proprio
belle e un po’ selvagge. Con questa carnagione morena e gli occhi
scuri, intensi che si perdono nel bianco dell’orbita, luccicando.
Sembrano occhi felini. Sono occhi che quando ti fissano ti entrano
dentro.
La voce soave e lenta, tipicamente nordestina, l’uso del tu invece che
del você, queste labbra grosse ma ancora delicate sembrano riassumere
il meglio del bianco e del nero.
I seni, sempre perfetti, nascosti dietro maglie aderenti, sembrano
esprimere al meglio l’essenza della femminilità e della fertilità.
Parnaíba (Piauí) - Tutoia (Maranhão)
Il pulmino mi ha lasciato al porto di questa città che si affaccia sul
Rio che scorre lento dall’acqua scura e limacciosa, circondato dalle
piante verdi, quasi giungla.
Con mio disappunto risalire il fiume con una barca é impossibile. I
pescatori locali, vedendo il gringo, cercano di ottenere somme
esorbitanti e non si lasciano convincere da nessuna negoziazione. Non
mi resta, quindi, che entrare nell’agenzia e comperare il passaggio
dell’autobus che in due ore lascerà la città, carico di gente
assiepata, verso i paesini dell’interno e la penultima tappa che mi
separa da lençóis: Tutoia.
Incontro Julio, un ragazzo quarantenne grasso e pacioccone che,
vedendomi all’avventura con un trolly ed uno zaino, probabilmente si
intenerisce. Decide di darmi ospitalità: posso lasciare la borsa
all’agenzia e lui in moto mi accompagna alla “rodoviária” e al
ristorante. Affare fatto. Sto morendo di fame.
Le due ore con Julio passano piacevoli ed é già ora di salire a bordo
del Continental, un vecchio pullman impolverato dai sedili stracciati e
le persone assiepate all'interno. Inizia il mio viaggio verso l’ignoto
ed il nulla.
Appena l’autobus imbocca la strada sterrata, nel mezzo assoluto del
nulla, mi domando se questo posto dimenticato dalla TIM, da Dio e dalla
civiltà come la conosciamo, i Portoghesi se lo siano mai cagato..
Il pullman passa e ferma ogni 100 metri per lasciare i molti che per
necessità si sono avventurati in città e fanno, all’imbrunire, ritorno
a casa, in queste case impolverate che si mimetizzano perfettamente
nell’ambiente circostante.
Domando ad una ragazzina di farmi una foto ricordo. Non sanno fare
foto. Impacciata impugna la mia macchinetta e fissandomi negli occhi
terrorizzata preme mille pulsanti eccetto quello corretto. Comunque la
foto esce, peccato che capire che il soggetto in questione sia io é
impossibile. Ringrazio. Sorrido. Le parlo. Ovviamente non ci capiamo ed
io temo di aver già dimenticato il portoghese, quindi torno a fissare
il finestrino.
Greggi, dico greggi, di maialini neri nella sabbia rossa intervallano
le poche case dislocate lungo il percorso. Mi domando cosa accada e
come si viva in queste case.
Passa il tempo e penso. Penso che cerchiamo gli alieni ma forse io li
ho trovati, o loro hanno trovato me. Fatto sta che due forme di vita
“aliene” si sono incontrate.
Un giorno d’avventura, in cui si coglie che viaggiare vuol dire
mettersi in moto, ed il moto vale piú del fine. Viaggiare é gustarsi il
viaggio stesso. Lo scorrere delle cose davanti ai propri occhi,
cercando di esserne parte o, quanto meno, di esserne il meno estraneo
possibile.
| inviato da progressive il 23/1/2009 alle 19:47 | |
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19 dicembre 2008
Lentamente
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
| inviato da progressive il 19/12/2008 alle 13:7 | |
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8 novembre 2008
The dream team
| inviato da progressive il 8/11/2008 alle 17:18 | |
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26 ottobre 2008
Riesumo riflessioni...
BANALITA' ?
"Scrivevo, in una mail ad un caro professore che "...il Brasile ha molto da insegnare alla nostra società (ne sono sempre più convinto). Infatti, ho la sensazione che, per dire forse una banalità, la nostra società abbia perso la bussola nel tentativo disperato di superare costantemente il limite, ricercando freneticamente il sofisticato e perdendosi nell’effimero. Qui invece tutto è così semplice e forte. Intenso e naturale. Tutto ancora pulsa di una forza naturale ed autentica. Difficile da spiegare ma molto bello da provare".
Sapete, questa è una tipica riflessione che ancor prima di essere tale, è sensazione abbozzata nello spirito.
Ho sempre pensato che esistesse una profonda differenza tra "pensare e sentire". Da quando sono in Brasile ho rincominciato a sentire, oltre che pensare, e questa cosa mi ha fatto, ovviamente, pensare.
Concludo dicendo che sono abbastanza convinto che tutto nasca dalla sensazione. La sensazione... è come un qualcosa che colpisce l'interiorità, da cui nasce una forza intensa che stimola e da piacere. Tutto nasce li. Dalla sensazione.
Forse sarebbe necessario riuscire a fare un passo indietro e tornare a provare. Provare cose semplici ed autentiche, abbandonando l'effimero.
Come scrivevo, il Brasile..."può insegnare anche a noi, uomini sofisticati, uomini dal pensiero fine ormai disillusi, che il post illusionismo può essere l'illusionismo consapevole, il ritorno all'umanità, al romanticismo, all'arte, ai messaggi. Al cuore, a quel frutto caldo che ti si spacca nelle mani, alla carnalità, ai sapori intensi della natura, della frutta, del Brasile. Ormai l'uomo occidentale è succube di se stesso, delle sue geometrie, dei suoi schemi, dell'iper-conoscenza e perde il gusto delle cose vere, semplici, che entrano dirette al cuore. A quel sapore del frutto tropicale che cola tra le mani nude, che si ferma appiccicoso sulla bocca".
| inviato da progressive il 26/10/2008 alle 13:47 | |
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15 ottobre 2008
Pace mattutina
Il lago che si perde incastonato
tra le montagne, immobile. Quasi a sembrare ghiacciato. Una mescola oleosa, su
tela. I gabbiani ed i corvi. Così diversi ma così simili. Cosi apparentemente
belli, così uguali nei loro mondi nascosti. Nel loro lato oscuro. I primi
colori dell’autunno cominciano ad incendiare lentamente il sottobosco. Dall’alto,
la pozza verde del prato, incastonato in un piccolo bacino tra le montagne, un
laghetto verde tra il mare bruno del bosco, luccica tra il disperdersi del
rosso dell’autunno.
I piccoli terrazzamenti di ulivi,
ordinati e le vigne, intervallano il sottobosco. Le piccole rocce forate dalla
guerra danno di dirimpetto sul lago, sulle pendici della montagna che si
adagiano lente sull'acqua. Sembra finto. L’autunno porta la quiete dell’immbilità.
Lentamente mi riapproprio della
lingua. Della mia capacità espressiva. Mi immergo in quello che è stato il mio
mondo. Il nido in cui sono cresciuto. Un nido fisico ed umano, nella figura
della mia famiglia e di queste montagne, cornice del mio vero habitat, il lago.
Punto d’incontro di molti elementi e grande quiete.
| inviato da progressive il 15/10/2008 alle 12:36 | |
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7 ottobre 2008
...
| inviato da progressive il 7/10/2008 alle 22:43 | |
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4 ottobre 2008
Risposta intelligente
Ciao Alessio,
solo poche righe per commentare le tue riflessioni (per me queste sono giornate di fuoco e ho pochissimo tempo a disposizione).
Sono completamente d'accordo con quello che scrivi. Credo che negli stati uniti la necessita' di creare linee guida da rispettare venga da lontano. In particolare dalla necessita' di unificare culturalmente gruppi di immigrati culturalmente molto diversi che sono sempre stati amalgamati grazie a un sistema rigido di regole condivise (pur in modo autoritario), l'ideologia del patriottismo, il pledge of allegiance (che fu voluto dalle Unions, all'inizio del Novecento, per integrare meglio gli immigrati) e cosi' via.
Uno dei mattoni base dell'ideologia nazionale e' il culto dell'American Dream, che rappresenta una formidabile invenzione propagandistica per contrapporre l'America delle comunita' all'Europa delle aristocrazie. L'America sostituisce le aristocrazie con le elites, e per selezionare le proprie elites inventa un sistema di ascesa della scala sociale complicato e meritocratico, basato (per esempio) su complicate classifiche che stabiliscono quali sono gli atenei di eccellenza eccetera eccetera.
E' vero che si tratta di una sorta di indottrinamento ideologico. Ma redo che sia sempre stato vero per tutti gli Imperi, che hanno sempre controllato con grande cura (in modo ideologico) i meccanismi di accesso agli scalini piu' alti della scala sociale.
L'aspetto piu' allarmante e' che seguendo la campagna elettorale in corso, neanche tra i democratici c'e' la benche' minima riflessione su tutto cio'.
Mi fermo qui, (scusa se sono stato troppo sintetico...)
A presto, Enrico Pedemonte
Inviato l'Espresso a NY
| inviato da progressive il 4/10/2008 alle 21:59 | |
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7 settembre 2008
Il pensiero unico
Il pensiero unico
Gli stati uniti sono un regime, liberalizzato, e sono, tra l'altro, un paese estremamente conservatore che proprio per questo riesce al suo interno ad essere in determinati casi estremamente progressista.
L'america è un regime. Un regime di libero arbitrio di cui però le pene della libera scelta sono molto chiare e poco incentivanti. In America tutto è tracciato e prestabilito alla faccia di quei pochi che tengonoin vita il sogno di genio e sregolatezza (people out of the ordinary pace, maveriks*).
Il futuro di ogni ragazzo americano è tracciato e dipende esclusivamente dalla propria responsabilità. All'amore per la patria,inculcato con stile reggimentale a scuola sin dalla prima infanzia con inni e pledge of allegiance**, si sommano una serie di imprescindibili ordini e tappe che ogni giovane, silenziosamente e mestamente (senza lamentarsi), deve rispettare per giungere a raggiungere i propri obiettivi futuri (buonlavoro, buon salario e benessere; spesso, in poche parole, denaro, perchè quello in fondo muove tutto: money makes the world go around).
Il processo di formazione di ogni individuo è un lento, costante e continuo processo di educazione. Alla scuola si studia, si fanno attività forzose di volontariato, si fa sport, si ottengono i migliori risultati perchè queste sono le precondizioni necessarie (ex-lege), ma non sufficienti per entrare, al college. Primi valori e doveri imposti. Per entrare al migliore dei college si devono seguire i percorsi prestabiliti che implicano costanti obiettivi ed obblighi a cui ognuno, mestamente, si sottopone.
All'università il sistema continua inesorabile. Studio, divertimento ed internship. Durante gli internship la lealtà al lavoro è assoluta. Il rispetto come collaterale non è necessario. Gli ordini e la lealtà invece imprescindibili. Ogni lavoro conduce ad una referenza e rappresenta, al pari dell'università, dell'associazione di volontariato e delle proprie attività extrascolastiche (sport compreso) un brand damostrare ed etichettare sul curriculum. L'esecuzione dei propri doveri diventa un semplice e silenzioso adeguarsi alle condizioni ed alleregole imposte in nome del proprio futuro.
Ed è così che avviene un processo di indottrinamento e di formazione attraverso le istituzioni che non ha eguali in nessuno paese europeo o sudamericano (dove almeno sono vissuto).
Il cursus honoris silenzioso e sottomesso di formazione del cittadino trova altre forme di espressione in svariati ambiti della vita dell'individuo americano. Il politically correct è un esempio abbastanza interessante. Ovvero l'essere educati a non urtare il prossimo, a mostrare la massima disponibilità o gentilezza in ciascuna circostanza, salvo non saperla mostrare quando essa dovrebbe emergereda gesti che apparirebbero naturali, ovvero che originano dal cuore.
Altri esempi sono la propensione dell'americano medio ad essere educated. Educated (formato, tradotto anche e propriamente come educato, o meglio insegnato, traducendo direttamente in italiano) a capire e farsi un'idea. Le elezioni americane sono un emblema di questo concetto. La gente riflette e ripropone ciò che le viene insegnato, ripetuto, analizzato sostanzialmente dai media. Media di valore, per carità, ma pur sempre espressione del pensiero soggettivo di pochi. Ovvero dei pensatori. Ovvero di chi ha diritto a parlare, quelli che hanno l'etichetta. Persone per cui il ruolo è stabilito ma aperto, in quanto i soggetti si sono formati all'interno delle università appositamente dedicate all'attività di riflessione politica. Le migliori università. Per entrare nelle quali serve un prestabilito cursus honoris, quello di cui prima. Oppure persone che sul campo, con l'impegno, hanno raggiuntoruoli di prestigio.
L'america è il più bel sistema lineare e standardizzato che mi sia mai capitato di vedere e mai avrei nemmeno pensato di poter pensare. Insomma, in quest'ordine fantastico, i cretini non hanno possibilità di parola ed anzi si bevono tutto ed accettano tutto. In questo sistema ordinato e controllato dai soggetti educati al sistema stesso tutto procede linearmente. Tutto è chiaro. I livelli di politica sono elevati anche se si chiacchiera con il taxista. Ascoltando la radio il nostro si è educato. Ascolta dati ed idee molto ben argomentate e le ripropone. Li riflette, come la luce su un pannello. Nulla di più bello e fantastico.
Il conservatorismo della società americana nasce nel preservare questivalori e nel non opporsi mai ad essi. Un insieme di valori, doveri ecresponsabilità. Ruoli nella società che chi sgarra o rompe, se non facsuccesso economico, è destinato all'esclusione e al fallimento. I maveriks*** diventano idoli altrimenti pezzenti. Out out.
Non conta chi sei. Non conta la persona. Contano i risultati. Conta dadove vieni. Non conta quanto sei bravo. Conta quanto rispetti lecregole. Non conta il tuo genio. Conta la tua disciplina. Unicaceccezione la ricchezza. Un uomo ricco, perché affermato da sé, può direquello che gli pare. Ha ragione in sé, può permetterselo perché facparte di una elite.
In tutto questo circuito, ieri ho conosciuto un'americana che ha studiato alle scuole francesi di NY, se ne è scappata in Francia e da li non se ne vuole andare. Mi dice: questo americano è un regime. Non sei libero di fare, di pensare, di ragionare con la tua testa. Ragionamenti giusti o sbagliati che siano.
E' vero. Ogni ragionamento fuori dal coro, anche il più estremo, per non essere ghettizzato, deve essere perfettamente organizzato. Splendido. Solo la perfezione può superare le regole. Altrimenti scattala condanna sociale. I mille tabù che ti portano ad essere giudicato erroneamente. Altrimenti vai ad Harvard e puoi dire le più grandi fesserie ma essere stimato.
Esemplifico. Una donna si candida alla VP degli USA con una bimba di 4mesi e qualcuno dice: come farà a conciliare lavoro e famiglia. Il putiferio. Argomento tabù. Si lede le donne. Ma Se Mc Cain muore quella diventa Presidente. Oltretutto, una bimba forse necessita di una madre nei primi mesi di vita. Tabù. Argomento non approfondibile.
Ed è proprio questo politically correct che spinge l'america ad essereprogressista. A lottare per i gay, per i diversi e gli emarginati. Non sono accettate, da una fetta della popolazione, queste discriminazioni. Ledono i principi del politically correct. Il conservatorismo del pensiero unico spinge alla creazione del progresso quando la realtà siscontra contro i valori di base. Non sarà l'empatia per l'emarginato a spingere la società americana verso di lui, quanto la non accettazionedella sua condizione in sé. Da un punto di vista razionale. Schematico. Il concetto del giving ne è l'esempio.
E' tutto ciò, molto triste nella sua visione generale, a rendere gli Stati Uniti la prima potenza mondiale. La loro forza nel mondo dipendeda questa forza ed ordine interno. Ordine che annulla le peculiarità ma offre grandi opportunità all'élite che domina dopo aver percorso la sua strada di formazione, anzi educazione.
Questi pensieri mi portano a credere che anche la Cina, dopotutto, potrà continuare a vivere e sopravvivere nel capitalismo mondiale.
Questi pensieri mi convincono ancora una volta che tutto (la politica, l'economia, il business e la qualità della vita) dipende dalla cultura, che altro non è se non le relazioni sociali e culturali, ovvero le regole, che uniscono una società.
Un abbraccio,
Alessio
* si vedano Bill Gates, Steve Job e tutti questi innovatori;soprattutto si vedano i video in cui imbarazzatissimi hanno ricevuto lalaurea ad honoris dalle rispettive università dalle quali erano staticacciati o in cui avevano fallito ** Una preghiera, praticamente, che alle 10 di mattina si deve fare ascuola, dall'asilo in poi. E fa: "I pledge allegiance to the flag ofthe United States of America and to the Republic for which it stands,one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all".(Dichiaro feldeltà alla bandiera degli Stati Uniti d'America e dellaRepubblica per cui essa si erge - traduzione difficile, difende direi -una nazione sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti). *** Un maverik è un cane sciolto
| inviato da progressive il 7/9/2008 alle 19:49 | |
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26 agosto 2008
Pensieri retrodatati, la club society e qualche illusione...
Fine Giugno 2008
Giornata quieta nel mio Ufficio nel cuore di Harlem. Ci sono molte cose di cuivorrei parlare, di cui vorrei raccontare di questo mio ritorno in terra americana. Un ritorno segnato da una maturita' diversa, da un'eta'diversa, da un dimensione culturale diversa.
Ero arrivato per la prima volta negli USA a 17 anni, fresco d'una vacanzaestiva nel mio lago, catapultato dall'altra parte del mondo, planato in una famiglia che aveva sostituito agli spinelli degli anni 70 la religione nel secolo che stava per finire. Paracadutato in una cittadina, a nord di San Diego, nata intorno alla base militare di topgun, iscritto ad una scuola pubblica frequentata dalla classe bassa di un tessuto culturale mediamente basso.
Mesi nascosto tra le colline ed i tramonti californiani che portano al mare. Si estendono in un rosso infuocato, in una routine inesauribile ma sempre magica. Magica nella sua seplicita' e dolcezza. Un mondo pero'di divieti. Di cose nascote. Di infantilita' per uno che forse, infondo, era molto piu' uomo di quello che potesse sembrare.
Il tempo passa, ed in quel suo passare ed incedere di esperienze alla fine si arriva a capire qualcosa di piu' di se e della propria vita. Lentamente ci si puo' accorgere dell'esistenza di una logica negli eventi, nelle scelte e nella percezione della, nonche' nella, vita di tutti i giorni.
Mi ritrovo negli Stati Uniti che avevo praticamente lasciato un lustro fa, o meglio due elezioni fa, e mi sembra di trovareun altro mondo. Un ricco dinamismo culturale, una quieta tranquillita'dinamica. Mi trovo a descrivere la nuova america con parole nuove, che spesso contrastano tra di loro ma sempre la denotano positivamente. Calma e dinamica. Metropolitiana ma rilassata... La vita, come dicevo spesso ci insegna, ci insegna soprattutto a capire e a capirci. E a svelare i nostri piccoli misteri,.
Ed e' allora che in questi anni di peregrinaggio mi sono reso conto dell'esistenza di quella che io definisco la club society. La club society è una realta' multidimensionale,estremamente diversa, stratificata e poco plastica che struttura la nostra società, o semplicemente le relaizoni umane tra individui liberi. Ci si rende conto che ovunque si vada esistono quelle peculiarita', quelle caratteristi che in alcune persone di tutto il mondo che sono le caratteristiche che si cerchiamo, che cerchiamo, negli esseri umani. Caratteristiche che ci fanno stare bene. Queste caratteristiche stanno racchiuse in club di persone. Club culturali ed economici. In club che possono essere la ClintonFoundation, riempita fisicamente come un uovo di ragazzi freschi freschi di Harvard e Yale. Di top analisti di Lihaman, JP Morgan…. Cosi' come una giovane ragazza che si incontra in cerca di casa,ragazza di LA. E mentre ci si parla ci si rende conto d'avere piu' incomune con le di quanto si possa avere con il proprio vicino di casa, o l'amico ed il parente. Ci si rende conto che la ragazza vive ad LA, ha viaggiato, e' interessante. Si piomba in un quartiere residenziale, che come tutti i quartieri del mondo in cui sono vissuto, ne capisci labellezza dal numero di fighette che ci vedi passaggiare. Ci sono infatti mondi, mondi di club, che sia NY, Milano, Sao Paulo, dove unaclasse di giovani ed una classe di vecchi si perpetua, ed oggi si unisce grazie a quel fenomeno che e' la globalizzazione. Ed e' cosi'che gli Stati Uniti mi mostrano qull'altro loro lato. Quel lato che forse, credo, gli abbia resi noti al mondo intero. Quella classe aristocratica, anzi no, dirigente, cresciuta in un mondo piu'meritocratico del nostro. Immersa in un contesto fluido di opportunita'. Perche' il punto, o l'inciso, qui e' che per anni abbiamo contestatolo stile americano, e per anni ci hanno bastanato in tutto...
... Perche'della loro spensieratezza, del loro porre come fine unico, reale, la produzione di ricchezza, di questo approccio agli occhi nostri aberrante, ha prodotto una societa' dinamica. Una societa' in cui più di 100000 persone si trovano a Central Park per sentire un concerto splendido della filarmonica, dove donne in tailleur, autonome e dinamiche, a 30 anni sono managers, sono in carriera, si divertono ma anche pensano di lasciare tutto per dedicarsi ai figli. Per tornare ad accudire i propri figli ed un poco anche il proprio uomo. Uomini che a 50anni, nel top del proprio cammino professionale si mettono adisposizione della societa', di chi ha bisogno per lavorare allo sviluppo. Senza troppa filosofia, ma con quella concretezza reale che puo' fare la differenza. C'e' un senso di leggerezza che si respira, che ho imparato ad apprezzare in Brasile. Un senso di mancanza costantedi vincoli morali, di lacci e lacciuoli, teoricamente ottimi, nella pratica devastanti che caratterizzano la nostra Italia. Un'Italia in cui le virtu' sono segnate dai milleni, dalla storia di cui cadiamocostantemente vittime.
Eccomi arrivato nella nuova america. Gustosa, belle ed affascinante nella sua compostezza, nella propria ricchezza, nella propria club society. Una realta' che trovo affascinante come il barbone autentico nel cuore del Brasile, capace di vivere intensamente il proprio ambiente. di essereanimale nel proprio contesto. Di comunicare qualcosa di autentico edintenso. Autentico perche' naturale.
| inviato da progressive il 26/8/2008 alle 5:11 | |
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23 agosto 2008
Ma il partito democratico italiano esiste ancora?
Ma il partito democratico italiano esiste ancora?
Mi stavo domandando se questa entità nata sotto i migliori auspici esistesse ancora o se il nostro salvatore, partito da Roma e strappato di forza dalla sua missione salvifica in Africa fosse riuscendo in un'opera magica di affossamento totale.
Colgo l'occasione per auspicarmi che le prossime primarie possano essere vere. Ovvero che siano presentati candidati seri, non nominati dagli umori giornalistici. Mi auguro che si possano vedere diversi amministratori locali e notabili presentarsi all'elettorato italiano, girando il paese, proponendo le loro visioni e ricette e dopo una fase di ascolto ed analisi si possa arrivare all'elezione diretta di un capo capace di interpretare e capire il paese....
Almeno eviteremo un altro disastro come l'attuale. Per capire vi do i numeri del mio amato Trentino. Domanda agli elettori: a livello nazione chi votereste? Risposta: 60% destra, 40% sinistra. a livello locale chi votereste? Risposta: 60% sinistra, 40% destra.
Riflettiamo.
| inviato da progressive il 23/8/2008 alle 0:56 | |
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20 agosto 2008
Autocelebrazione oggettiva
Stavo ridendo di post passati. Sotto il titolo Brasile. Certi sono proprio belli. Ve li consiglio.
| inviato da progressive il 20/8/2008 alle 4:2 | |
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19 agosto 2008
L'altra faccia dell'Uomo
Attraversando
l’88esima strada, spingendosi vero la 3, camminando nel grigio dei mattoni e
del porfido di questa città, dall’aria stanca, il cuore pulsante ed il fare
quieto, in questo piccolo paradiso di new york, piacevole con una sottile fitta
sottocutanea, di quel piacere in fondo doloroso, mi sono imbattuto in un limbo
di quiete e tranquillità.
Sono ormai due mesi, o forse tre, che vivo a Manhattan.
Mai spinto al di fuori delle mura di questi palazzi, di queste strade ampie, di
questi parchi immensi. Di questa città, insomma, di questo cuore di New York
che è ingannevole quanto piacevole. L’inganno sta nell’illusione di vivere in
una città a misura d’uomo. O quanto meno tale appare per chi, nel suo
peregrinare, si è trovato a passare qualche bell’anno a Milano. Ma l’inganno è
presto sfatato quando, spingendosi a sud, si esce, come d’un parto, come di una
nuova luce, al di fuori di questa foresta di grattacieli e si respira, dopo
mesi, l’aria della brezza ed il cielo. L’acqua che si muove. E questo senso di
profondità che apre i polmoni ed il petto…
Non
volevo parare di questo però, quando batto con le dita unte la tastiera del mio
vecchio compagno di viaggi . Bensì, d’un’altra esperienza, nata e durata il
tempo di un pasto. Di un posto greco.
Dicevo
che spingendosi verso la 3, camminando ogni mattina avevo notato da tempo ormai
l’insegna di Ithaki. Da uomo che di Grecia si è nutrito, almeno nella estati
adolescenziali, di quel vento e sapori che proprio Itaca mi ha regalato,
entrare e spingersi laggiù, per un istante è stato un delicato momento di
piacere. Insomma, a NY il piacere intenso e viscerale è difficile da cogliere.
Come tutto l’occidente, NY è l’anima dell’effimero. L’anima dell’effimero colto
nel suo senso ampio. Noi siamo la società del marginale (prendendo a prestito
un concetto economico). Siamo la patria della sofisticatezza. Del piacere colto
nell’innovazione, nel particolare incrementale. Insomma, nel marginale, sia
esso culturale (si veda il jazz o i nostri teatri) sia puramente commerciale
(locali, bar, villaggi estivi, tecnologia). Insomma, potersi permettere di
vivere un’esperienza intensa, quella che io ho chiamato del frutto saporito che
si rompe in faccia mentre lo addenti, insomma, quello è difficile, se non
impossibile. Ma un istante di piacere lo si può cogliere nell’assaporare i
ritmi di ricordi passati. Tavoli bianchi. Sedie azzurre. Una piccola scaletta
interna che conduce in ad un piano lievemente interrato. I ritmi delle musiche
greche. Il sorriso di Stavros dalla pancia grande, dallo sguardo placido ed i
modi delicati, riporta in mente il gusto della quiete. Immergere il pane con
quell’educazione che avevo dimenticato, quasi sentendomi un vecchio orso di
montagna, incapace di controllare i propri movimenti, respirare i sapori di
salsine che mi ricordan forse più il Salento che la Grecia. Il sentire il
sapore distinto dei frutti, dei cibi, dell’olio e della terra. Risentire la
consistenza di un pasto osservando i dipinti di Vathi sulla parete, mi ha
riportato alla civiltà, e non solo alla Grecia. Ora che scrivo e penso,
realizzo. Mi ha riportato al mondo nostro. Di cui si può questionare molto ma
non la grazia e la consistenza. Mi ha anche portato a spasso per la mente di
quel mare azzurro di cui, ora vado a ricordo visivo più che a sensazionale. Mi
ha portato a all’acqua cristallina della fonte Aretusa, all’origano e alla
vista di Scorpion, la davanti, quanto la mattina all’alba si osservan le nuvole
diradarsi, trasformare la scenario di piccole vette l’una di fronte all’alta
nel paradiso del mediterraneo. Agli asini ed i pastori passeggiare per la
discesa, al ritmo del tempo. L’altra faccia dell’uomo (europeo).

| inviato da progressive il 19/8/2008 alle 5:9 | |
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18 agosto 2008
Vincere
Stavo riflettendo su quello che e' stato potenzialmente il peggior
errore che ho compiuto in questi ultimi anni: aver abbandonato lo
sprint (sport). Ovvero quella palestra di competitivita' che ti
porta ad essere imbestialito anche se hai fatto un capolavoro ma non
hai vinto. Se hai lavorato bene ma non sei riuscito a dare il massimo.
A non accettare nulla se non la vittoria. Sempre e comunque.
| inviato da progressive il 18/8/2008 alle 23:40 | |
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8 agosto 2008
Pensieri dalla NY che conta
Oggi ho conosciuto Doug, il più stretto collaboratore di
Bill Clinton. Un ragazzo fortunato esempio di come anche le cose che ci
sembrano più complicate e lontane siano, nella pratica realtà, molto più vicine
a noi e semplici di come ce le possiamo anche lontanamente immaginare. A Doug è
capitato un dì di finire a fare uno stage alla Casa Bianca, come una sua
celebre collega, tra l’altro stagier al suo tempo. E poi con Bill si sono
conosciuti ed è nato un rapporto, professionale, che lo ha portato nel 2007 a
diventare uno dei quattro consiglieri personali alla Casa Bianca sino a
divenire il suo alter-ego. Una quarantina d’anni, fare dimesso da uomo
arrivato, aduso e stufo del potere ma parte inscindibile di esso. Il Signor
Doug non mi è dispiaciuto. Il suo fare scherzoso e rilassato, un po’ arrogante
in fondo, non nascondeva l' uomo di valori. La figura schiva, riservata ma
profondamente capace e convinta della sua missione. Esempio di come il caso e
la vita spingano le persone nei posti più improbabili.
Il vivere quest’esperienza, come quella in commissione, mi
ha portato ad umanizzare la percezione del sistema in cui viviamo. Della sua
parte elitaria intendo. La percezione del potere, delle competenze e delle
forze richieste per arrivare sino ad un certo punto. Questa semplificazione,
umanizzazione toglie quell’aurea di mistico che abbraccia certi ambienti.
Riduce i simboli a persone. Se penso al fatto di aver viaggiato con Barroso, di
essermi fatto due chiacchiere con lui e con Bill Clinton, così come il suo
assistente e l’ex capo di Goldman Sachs, alla fine può sembrare poca cosa ma
non è certo cosa da tutti i giorni. Il vivere quest’esperienza, l’umanizzare
l’esperienza pone diversi quesiti ed idee. Da un lato, la domanda "perché voler
arrivare sino li, così in alto". Perché tutte queste energie per entrare in un
mondo che è reale.. non una favola. Cosa spinge queste persone a lottare per la
salita. Io penso l’aurea di mistico. Dall’altra nasce la consapevolezza che se
si ama la politica, o si vuole fare affari, l’unica cosa richiesta è la volontà
di farlo. Mi sono reso conto, parlando anche con il capo del dipartimento di
energia dell’Economist, che a vent’anni, se ben documentati ed intelligenti, si
possono avere le stesse idee, se non più, di un professionista cinquantenne di
livello mondiale. Che le idee sviluppate in una università di campagna possono,
se venisse data loro l’opportunità, mettere in difficoltà Doug così come il suo
capo. Si tratta solo di mettersi in moto. Lottare. Scendere nell’arena,
costruire il circolo di conoscenze e potere necessari a far delle idee parole
da ascoltare, da confrontare e da applicare. E della propria volontà arma di
modifica della realtà.
La politica, infatti, così come l’impresa, richiede potere. La
lotta per il potere è il fulcro della politica stessa, dato che il potere, è
per me, la libertà di decidere, ovvero lo strumento dell’azione. Basta fare. Basta
lottare. Basta mettersi in moto. Le uniche differenze reali tra individui intelligenti prendono il nome di
esperienza. Ovvero sapere come fare. Ma ciò che conta sono le idee e la volontà.
Il tutto mi fa pensare a come negli USA il sistema politico
sia fantastico. La lotta per il potere è serrata ma non è una lotta fine a se
stessa. E’ una lotta che ammette ed contempla la sconfitta e quindi la
stabilità. Ciò da al politico il potere di agire e decidere (come infatti
accade in Italia a livello regionale). Il tutto si innesta però in un sistema
sociale e culturale affascinante, volto al pragmatismo
intelligente. Ogni discussione è rivolta alla soluzione di un problema e non
alla speculazione. Non è effimera ma non per questo non è interessante. Anzi...
Noi invece amiamo il discorso di principio, spesso inutile e vuoto.. Dell'America mi colpisce oltretutto l’incredibile
educazione pubblica (intesa come comune sapere). La media dei
newyorkesi che ho conosciuto più tenere un discorso di politica e business
di livello decisamente superiore al corrispettivo (erudito) italiano… Oltretutto, il non aver distrutto il
sistema politico, porta ancora al rispetto e riconoscimento sociale dei ruoli.
Forse è il frutto della mancanza dell’invidia distruttiva tipica dell’Italia.
Fatto sta che loro hanno la fortuna di non essere ancora disillusi e di aver
chiaro chi deve fare cosa. E’ strano perché qui i pensatori sono rispettati,
gli studenti di dottorato hanno una marcia in più perché ne è riconosciuta la
comptenza, i businessmen pure perché hanno portato a casa i risultati. Se negli
USA sei una persona capace e responsabile (si, qui la responsabilità
individuale conta, grazie a dio), sai già cosa dovrai fare per essere assunto
in una buona impresa o raggiungere l'obiettivo che hai in mente. Conta l’università, il titolo di studio, l'impegno e la determinazione. Tutto
ha un costo (di fatica) ma ha un prezzo (di risultati). L’opposto del sistema
Italia, assolutamente mosso dal caso o dai sistemi di potere chiuso. Se ami la
politica, ad esempio, hai spazi per esprimerti ed essere valorizzato. Il sistema funziona.
Alla faccia della nostra presunta superiorità culturale che posso semplicemente
riassumere nella parola erudizione.
Abbiamo tanto da imparare e ripensare di noi per poter
pensare di toglierci dalla posizione velleitaria in cui ci troviamo. Vedremo.
Per ora comprendo una sola cosa, ovvero l’importanza dell’azione.
| inviato da progressive il 8/8/2008 alle 2:0 | |
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